In Corea invece, dove si stima che la dipendenza ha raggiunto il 20-30% degli adolescenti, la soluzione non è arrivata da esperti e psicologi, ma da una software-house che ha creato un apposito programma che entra in funzione insieme al videogioco: se l'utente supera un certo limite di tempo giocando, il programma produce una serie di ultrasuoni a frequenza non udibile dall'orecchio umano, ma comunque percepibile dal cervello.
Questa serie di ultrasuoni dovrebbe produrre nel cervello uno stimolo che: “fa passare la voglia di giocare!”, proprio così, induce a smettere di giocare.
I creatori di questo software, visti i risultati sulla sperimentazione, prevedono una possibile applicazione degli ultrasuoni anche su altri tipi di dipendenza, cambiando la lunghezza d'onda si andrebbero a stimolare aree differenti del cervello.
Se gli ultrasuoni non sono percepibili, sicuramente le critiche su questa soluzione si fanno sentire. La prospettiva coreana mette in luce una soluzione alquanto sconcertante e allucinante, se si pensa che è un vero e proprio controllo della mente, basterebbe un virus o un problema tecnico per trasformare un giovane, afflitto da dipendenza da videogiochi, in un ragazzo aggressivo e violento oppure essere stimolato ad agire secondo volontà altrui.
Guido Grazioli





